Questa rabbia sterile e diffusa: invade la vita quotidiana e contamina il linguaggio. Fino a divenire un genere, uno stile di comunicazione. Fa vendere giornali e alza l’audience delle trasmissioni. La denuncia gridata, personalizzata, senza soluzione di continuità, a lungo andare, mitridatizza tutti. Perché ci si assuefa, in fondo. A questo mondo di ladri e malviventi. Veri e presunti. Inseguiti dagli inviati di Striscia e delle Iene. Intercettati da servizi segreti e agenzie private. Denunciati sui media, da cui ottengono spazio e visibilità. Fino a divenire, a loro volta, protagonisti. Eroi. Negativi: ma pur sempre eroi. Al centro della scena. Questa protesta che dilaga ovunque, senza trovare soluzione. Sbocco. Quasi un fenomeno espressivo: si protesta per liberare il risentimento che sentiamo dentro di noi. Ma non per “ottenere”. Al massimo per “impedire”. Per porre e imporre veti. Rassegnandosi, però, a non cambiare.
Passioni apatiche nel Paese del mah - Politica - Repubblica.it
